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No Sun in Venice

Nell'aprile del 2006 le maestre di mio figlio Lorenzo (III elementare) chiesero a tutti i genitori di descrivere un oggetto a cui tenevano in modo particolare. Ne ho approfittato per parlare di un regalo di nozze fatto ai miei genitori il 28 giugno 1959 e che ha contribuito alla mia formazione musicale.

La copertina è tutta sbucciata ai 4 angoli. Resta poi un ricordo di quello che era un rivestimento di cellophane. Del contenuto forse è meglio non parlarne, dato che il vinile presenta rigature e in certe tracce la puntina del giradischi salta. Eppure... sarà che il 33 giri ha ancora un certo fascino, sarà che è stato un regalo di nozze fatto ai miei genitori da un caro amico, sarà che la mia educazione musicale è passata in gran parte da lì. Ma non potrei proprio rinunciare a No Sun in Venice, inciso dal Modern Jazz Quartet nel 1957 per l'etichetta Atlantic Jazz. Non sun in Venice è una colonna sonora. Non ho mai visto il film. Non so nemmeno chi lo interpreta o chi lo ha girato. Non mi interessa nemmeno saperlo. Per me il disco è quel capolavoro dalla copertina spartana, con un quadro di Venezia dal cielo di nuvole (e chi l'ha vista così sa che l'autunno conferisce a Venezia un fascino senza pari) circondato da un passepartout bianco, e che è passato tante, forse troppe volte sul piatto del giradischi. A partire dall'infanzia, quando vedevo le foto del Modern Jazz Quartet e li chiamavo "i babbi brutti". Mi sono perdonato negli anni proprio perché ero troppo piccolo per capire. Altro che "babbi brutti": i quattro musicisti erano "I professori del jazz". John Lewis amava infatti Johann Sebastian Bach quanto il jazz e il suo pianoforte dialogava con il vibrafono inconfondibile di Milt "Bag" Jackson. La sezione ritmica, Percy Heath al contrabbasso e Connie Kay alla batteria, accompagnava e al tempo stesso partecipava al dialogo tra i due strumenti. Furono loro i primi a portare il jazz al Maggio Musicale Fiorentino con un concerto memorabile al teatro della Pergola nel 1959. Proprio perché è stato il primo disco del Modern Jazz Quartet che ho avuto tra le mani, resta il più amato. Forse non è il più bello in assoluto dei quattro, anche se contiene due brani come The Golden Striker e Three Windows, tra i migliori del repertorio del gruppo. Altri dischi si sono aggiunti durante gli anni, comprese le ristampe in Cd. Ma No Sun in Venice deve rimanere in vinile. Deve sprigionare il suo grande fascino tra i solchi dove la puntina ha girato tanto. Così si ricorda l'infanzia, o la prime grandi passioni. O i primi ascolti legati alla comprensione della struttura musicale. Momenti belli, intensi. Contraltati dalla tristezza pensando alla scomparsa, uno dopo l'altro, dei protagonisti dell'album. Un'incisione unica anche nell'oggetto che da casa dei miei genitori è arrivato in casa mia. L'anno scorso a settembre ero capitato in un negozio di dischi rari a Parigi: nel reparto jazz ecco che ne vedo un esemplare. Sembra tenuto bene, anzi lo è sicuramente. Non costa nemmeno tanto, 10 Euro e me lo porto via. Lo tengo in mano però per troppo tempo, forse quel minuto di più che fa scattare una strana molla perché lo rimetta a posto. La copertina non è rovinata, il vinile è quasi perfetto. No, il mio No sun in Venice è un altro. E deve rimanere il solo.

Michele Manzotti

 
No Sun in Venice
Modern Jazz Quartet
Michele Manzotti