|
Montezuma, la vendetta corre sul palcoscenico
(versione lunga che riprende articoli pubblicati su La Nazione e
Europa Toscana sui problemi legati all'esecuzione dell'opera di
Antonio Vivaldi)
Michele Manzotti
Vivaldi's opera about the atzech emperor defeated by spanish
conquerors has been the matter of a legal trouble between two music
festivals and an old german society.
Gli Atzechi si credevano una razza superiore. Se ne accorsero gli
stessi conquistadores spagnoli guidati da Cortés che nel 1521 si
impadronirono del loro impero. Gli uomini venuti dall'Europa rimasero
impressionati dalla magnificenza della capitale Tenoctitclan, che per
estensione non aveva eguali in Europa. La città aveva al suo centro il
Templo Mayor, una grande piramide sulla quale i sacerdoti atzechi
sacrificavano prigionieri a migliaia. Sull'impero, che è durato due
secoli, regnava un sovrano che impersonificava il potere feroce e
assoluto, Motecuhzoma, più noto come Montezuma. Sull'imperatore
sconfitto sono poi nate le leggende. La "vendetta di Montezuma" è
stata evocata più volte, anche in tempi recenti. Vittime di questa
maledizione soprattutto gli stranieri che, poco abituati alle
altitudini delle città messicane (la capitale Ciudad de México è posta
a oltre 2000 metri sul livello del mare), contraggono malesseri più o
meno gravi. Però non avremmo mai creduto che la stessa maledizione
valicasse i secoli, gli oceani e i confini terrestri per colpire anche
la musica. Ecco perché la vogliamo raccontare.
Non sembra una disgrazia da poco (sempre riferita al campo artistico,
ovviamente), perché secondo molti ha creato un precedente pericoloso
per limitare la diffusione dell'opera d'arte. O comunque ha posto un
serio problema relativo al possesso dei diritti. Non solo, la vicenda
che riportiamo ha tutto il sapore di una spy-story che si dipana lungo
vari decenni tra varie località europee: Kiev, Berlino, Rotterdam,
Düsseldorf e Barga. Qui, nella cittadina toscana è stata eseguita
l'opera Motezuma (senza la 'n' secondo l'uso settecentesco) musicata
da Antonio Vivaldi. Ma il veto di un tribunale tedesco ha imposto che
non andasse a Barga la versione riscoperta qualche anno fa, bensì una
ridotta, come se la musica di Vivaldi non fosse da tempo patrimonio
dell'umanità. Magra consolazione la notizia giunta a fine agosto: lo
stesso tribunale che in secondo grado ha ribaltato il giudizio. Ma il
festival Opera Barga, che lo aveva programmato come evento di punta,
era ormai concluso.
E' una storia, quella legata al principe atzeco divenuto protagonista
in scena, che sembra caratterizzata da maledizione sin dalla fine del
XVIII secolo. Le vicissitudini del manoscritto sono infatti complesse
e al tempo stesso affascinanti dopo il debutto avvenuto nel 1733 al
Teatro S.Angelo di Venezia. Già poco dopo la morte del musicista
veneziano parti dell'opera furono trafugate. Poi, per ragioni ignote
il manoscritto finisce in Germania, nelle stanze della SingAkademie di
Berlino. Qualcuno si era accorto del grande valore della musica
conservata all'interno dell'istituzione: infatti insieme agli altri
pezzi rarissimi del fondo di cui faceva parte (oltre a Vivaldi riuniva
partiture di Bach e Telemann), durante la Seconda guerra mondiale la
partitura venne nascosta per ordine dell'allora potente ministro della
propaganda del Terzo Reich Goebbels in un castello del nord della
Germania. Qui, però, le truppe dell'Armata Rossa nel 1945 la
trafugarono insieme ad altri manoscritti. Destinazione Kiev dove è
rimasta all' Archivio di Stato fino agli anni '90.
Ovvero fino a quandi gli studi promossi in collaborazione con l'
Harvard University su quell'archivio consentirono nel 2002 al
musicologo Steffen Voss (uno dei maggiori esperti del "prete rosso")
di attribuire il testo a Vivaldi. Così nel marzo del 2003 vi fu l'
atto di restituzione del fondo alla SingAkademie di Berlino che poi
l'ha donato alla Biblioteca nazionale della città. La scoperta fu
importante: tornava alla luce la musica di un'opera di cui era nota
l'esistenza, visto che del Motezuma esistono i libretti originali di
Alvise Gerolamo Giusti, ma della quale era stata data per secoli
irrimediabilmente perduta la partitura. Quanto pervenuto fino a oggi è
privo delle prime sette scene del primo atto, delle prime quattro del
terzo atto e del coro finale, e ciò ha comportato un'opera di
ricostruzione musicale condotta da Federico Maria Sardelli.
Fiorentino, Sardelli è uno dei maggiori esperti mondiali di Vivaldi e
direttore d'orchestra designato per l'esecuzione al festival Opera
Barga 2005.
I problemi sorgono con la nuova dirigenza della SingAkademie,
impersonata dal conte Castell, quello della famosa marca di matite
Faber-Castell. Va sottolineato che la restituzione ufficiale del fondo
da Kiev a Berlino è avvenuta a titolo gratuito; oggi gran parte dei
manoscritti del fondo è conservata presso la Stadtbibliothek della
capitale tedesca, ma di fatto l’accesso è ostacolato agli studiosi (lo
stesso Voss se ne accorge ben presto) e reso difficile perfino
all’Istituto di Studi Vivaldiani di Venezia che da anni sta portando a
compimento l’edizione critica completa delle opere di Vivaldi. Da qui
nasce un caso giudiziario: la SingAkademie, riservandosi il diritto di
vietare o concedere a proprio piacimento l’esecuzione della partitura,
ha opposto un secco divieto alla prima esecuzione scenica moderna
prevista a luglio 2005 in Toscana, pur essendo a conoscenza da tempo
del progetto di Opera Barga. Già in occasione della prima mondiale in
forma di concerto avvenuta a Rotterdam l'11 giugno 2005, sempre con
l’Orchestra Barocca Modo Antiquo diretta da Federico Maria Sardelli,
Georg Graf zu Castell-Castell (questo il nome per esteso del conte)
aveva chiesto - per concedere il permesso all’esecuzione - il
pagamento di una cospicua somma di denaro (circa 10.000 euro).
L'organizzazione olandese aveva deciso di non avere problemi pagando
la cifra.
Nel caso di Barga invece il conte continuava a negare ogni
concessione, arrivando addirittura ad aprire un contenzioso legale con
il Festival Opera Barga e con l’Alt Stadtherbst Kulturfestival di
Düsseldorf (che hanno co-prodotto Motezuma) con lo scopo di impedire a
tutti i costi la messa in scena dell’opera. A soli quattro giorni
dalla "prima" del 12 luglio ecco che il tribunale di Düsseldorf, pur
riservandosi in seguito di esprimere una valutazione di merito, ha
riconosciuto valida dal punto di vista giuridico l' istanza chiesta
con procedura d'urgenza dalla SingAkademie, la quale rivendicava
diritti esclusivi sulla partitura vivaldiana e sulla sua esecuzione.
Opera Barga ha dovuto fare di necessità virtù è stato quindi
presentato in forma scenica il libretto originale di Alvise Gerolamo
Giusti con i recitativi non musicati, ma solamente recitati e le arie
sostituite da altre arie vivaldiane provenienti in gran parte dall'Arsilda,
regina di Ponto e dal Tito Manlio. Tutto questo sotto il titolo di
Montezuma per evitare ulteriori problemi legali.
Certo il festival in provincia di Lucca è continuato, e grazie alla
nuova sentenza l'opera potrà essere eseguita a Düsseldorf in prima
mondiale scenica il prossimo 21 settembre. Ma a Barga è rimasta
l'amarezza per una decisione apparsa ai più incomprensibile e che ha
creato non pochi incovenienti a una rassegna che dura da 35 anni
(mentre scriviamo si sta pensando a chiedere il risarcimento danni
alla SingAkademie). Tra carte bollate, avvocati, interpreti, conti,
organizzatori, musicisti Montezuma ha consumato la sua nuova vendetta.
Entrando con tutta la sua autorità in una questione che in tante sedi,
come la nostra, viene dibattuta da tempo. Chi detiene i diritti della
musica? |
|
|
 |
|
Federico Maria
Sardelli |
 |
|
Un ritratto di
Antonio Vivaldi (1678-1741) |
 |
|
Immagine di Motezuma
allestito a Opera Barga |
 |
|
Immagine di Motezuma
allestito a Opera Barga |
|